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Mancano computer per la didattica da casa? Allo Spinelli ci ha pensato la Gen.Spi

La didattica a distanza indotta dall’emergenza sanitaria per Covid-19 procede in tutta la Penisola a gonfie vele; quanto poi sia efficace, in termini di apprendimento, il vento che le gonfia, rispetto allo stare in aula, lo si capirà in seguito. Del resto, alternative non ce ne sono, quindi…

A Scandicci le “lezioni tecnologiche da casa” stanno frullando a pieno ritmo anche al comprensivo Spinelli, che conta 1330 iscritti: un istituto significativamente gettonato, questo, al punto che a inizio anno si è dovuto mettere un limite alla richiesta di iscrizioni, che eccedevano i posti disponibili.

Ma c’è stato bisogno di mettere una “pezza” alla situazione imposta dall’emergenza virus: una sessantina di famiglie non disponeva di computer o tablet in numero sufficiente per lo svolgimento delle lezioni in contemporanea dei propri figli, oppure non disponeva addirittura di internet.
Ecco che si è attivata l’associazione Gen.Spi (di cui fanno parte i Genitori degli studenti dello Spinelli), la cui presidenza è ricoperta dallo scorso febbraio da Marilena Montella, madre di due bambine che frequentano le elementari alla Dino Campana.

Montella ha disposto che alcuni computer e tablet inutilizzati di proprietà della scuola venissero rinnovati e aggiornati di tutto ciò che serve per la didattica a distanza grazie all’intervento di membri dell’associazione esperti di informatica; i dispositivi sono poi stati concessi in comodato d’uso gratuito alle famiglie che ne avevano bisogno. A proprie spese la Gen.Spi sta inoltre fornendo abbonamenti a internet – compresi, ove necessario, modem e router – fino alla chiusura dell’anno scolastico a giugno.
Una sessantina di famiglie in totale sta quindi beneficiando di questa opportunità.

Quello appena descritto è solo uno degli esempi di come questa associazione agisce in favore di studenti e famiglie; un’altra “missione compiuta” fu a inizio anno, quando – come molti ricorderanno – il comprensivo acquistò uno stock di borracce rivelatesi però difettose: intervenne l’associazione e ottenne di far sostituire tutti i contenitori con altri di qualità molto superiore (del valore di 12 euro ciascuno a fronte dei 5 spesi dalle famiglie).
Purtroppo, però, i tesserati dell’associazione in totale sono circa 370, considerando anche quelli che non hanno rinnovato o i cui figli hanno terminato la scuola; davvero pochi, se si valutano i vantaggi e il fatto che la quota annuale corrisponde a… tre caffè!
Evidentemente diverse famiglie considerano l’associazione come qualcosa a sé stante, avulso dalla dimensione concreta e quotidiana dell’istituto scolastico. «Vorrei partire a settembre con una risposta di adesioni più corposa – ha detto in proposito la nuova presidente -, perché più persone fanno parte dell’associazione, più questa riesce a farsi ascoltare dall’amministrazione comunale, dalla dirigenza scolastica e da altri interlocutori».

La Gen.Spi si autofinanzia non solo con le – poche, come detto – quote associative, ma anche con iniziative quale la vendita di arance in occasione degli eventi per la legalità che si tengono a febbraio. Gli interventi dell’associazione non sono solo di natura economica, ma anche organizzativa, per risolvere i più svariati problemi grazie alla competenza, in pressoché tutti i settori, dei membri del direttivo e dei professionisti associati.

La neopresidente Montella apprezza la «grande disponibilità della dirigente d’istituto Marina Andalò», con cui portare avanti una fattiva collaborazione; oltre a questo, punterà molto su una comunicazione con le famiglie più efficace – con meno WhatsApp e più social ed email – e a breve aprirà un sito dell’associazione con cui ogni genitore potrà rapportarsi; vi inserirà anche la contabilità trasparente di ogni attività associativa.

Insomma, la Gen.Spi deve arrivare ad essere al più presto un sicuro riferimento per le famiglie che necessitano di supporto di vario tipo: dalla gestione didattica dei figli, fino al sopperire alla carenza di materiali o all’ottenere aiuto di carattere psicologico oppure organizzativo.

«L’esperienza mi ha insegnato che se la “cultura allo studio” si trasferisce già nei primi anni di scuola – ha spiegato Marilena Montella -, cementando opportunamente le fondamenta dei nostri figli, potremo sperare vivamente che questi possano essere le menti brillanti di cui il nostro paese ha bisogno. Sono fortemente convinta che l’associazione Gen.Spi possa, laddove necessario, contribuire a far sì che i nostri alunni, supportati dalle loro famiglie, possano vivere la realtà scolastica non solo come un obbligo formativo, ma anche come occasione di aggregazione sociale».

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